Negli ultimi mesi avrai letto da qualche parte che l’AI Act è stato rinviato. È vero, in parte. A giugno 2026 l’Europa ha approvato il Digital Omnibus, un pacchetto che sposta più avanti gli obblighi più impegnativi: quelli sui sistemi ad alto rischio slittano al 2 dicembre 2027 e, per alcuni casi, al 2 agosto 2028.
Se aspettavi quella notizia per rimandare tutto, però, c’è un dettaglio che conviene sapere. La parte che tocca la stragrande maggioranza delle aziende, cioè formare chi usa l’AI, non è slittata di un giorno. È in vigore dal 2 febbraio 2025 e ci resta.
Il rinvio del Digital Omnibus riguarda l’alto rischio, non la formazione. L’obbligo di alfabetizzazione AI (articolo 4) è in vigore da febbraio 2025. Il 2 agosto 2026 parte l’applicazione generale del regolamento e la vigilanza delle autorità nazionali. La legge non ti impone un corso preciso: ti chiede misure ragionevoli e di poterle dimostrare.
Cosa è cambiato con il Digital Omnibus, in breve
Il Digital Omnibus è un intervento di semplificazione. Il Consiglio europeo gli ha dato il via libera definitivo il 29 giugno 2026, dopo il voto del Parlamento. Fa tre cose che vale la pena distinguere.
- Sposta in avanti gli obblighi sui sistemi ad alto rischio, quelli tecnicamente più complessi, per dare tempo a standard e strumenti di arrivare. Da qui i titoli sul “rinvio dell’AI Act”.
- Lascia dov’è l’obbligo di alfabetizzazione AI. Ne ammorbidisce il tono, passando dal “garantire” a un linguaggio che valorizza il ruolo di Commissione e Stati membri nel promuoverla, ma la responsabilità pratica resta sulle aziende.
- Conferma il 2 agosto 2026 come data in cui si applica la maggior parte del regolamento e le autorità nazionali iniziano a vigilare. Da quella data diventa obbligatorio anche marcare i contenuti generati dall’AI.
Il verbo è più morbido. Non vuol dire che sia un liberi tutti.
Cosa dice davvero l’articolo 4
Sta in due frasi, non in venti pagine. Chi sviluppa o usa sistemi di AI deve fare in modo che le persone che li usano abbiano un livello sufficiente di competenza. Sufficiente rispetto a cosa? Rispetto a chi sono quelle persone, cosa sanno già, e per cosa useranno l’AI.
Un grafico che genera immagini e un responsabile HR che filtra candidati con un software non hanno bisogno della stessa formazione. Il primo deve saper riconoscere quando lo strumento sbaglia e non buttarci dentro dati che non dovrebbe. Il secondo tocca decisioni sulle persone, quindi deve sapere molto di più su errori, distorsioni e quando è il caso di non fidarsi della macchina.
La legge non entra in questo dettaglio. Dice solo: proporzionato. Sta a te decidere cosa è proporzionato nella tua azienda, e saperlo spiegare se te lo chiedono.
Cosa la legge non ti chiede (e nessuno te lo dice)
Qui casca la maggior parte delle offerte che stanno girando. Leggile con questa lista in mano.
- Non esiste un corso obbligatorio con un programma fissato per legge. Chi ti vende “il corso a norma AI Act” sta usando parole che la norma non usa.
- Non esiste una certificazione ufficiale. L’attestato serve a dimostrare che la formazione c’è stata, non è un titolo con valore legale, e nessun ente lo rilascia “per conto” dell’Europa.
- Non c’è un monte ore minimo. Due ore fatte bene per un team piccolo possono bastare, dieci ore generiche per tutti possono non servire a niente.
- Non serve una piattaforma costosa. Serve che le persone capiscano, e che tu abbia una traccia di quello che hanno fatto.
Ma se non ci sono multe dirette, perché farla?
Domanda legittima. Sull’articolo 4 non c’è una sanzione dedicata: nessuno ti multa “per non aver fatto formazione” e basta. Il punto è un altro. Se un giorno succede un problema con l’AI, la formazione che hai fatto (o non hai fatto) entra nella valutazione complessiva e pesa sul calcolo delle sanzioni per le altre violazioni. In pratica è una delle misure organizzative che ti mettono dalla parte giusta.
E c’è la ragione meno burocratica, che di solito è quella vera. Mentre aspetti, il team usa l’AI lo stesso. La usa di nascosto, incollando dati aziendali dentro strumenti gratuiti, fidandosi di risposte che nessuno ha imparato a mettere in dubbio. Oppure non la usa per paura, e allora paghi due volte: il rischio da una parte, l’occasione persa dall’altra.
La formazione non è il modulo da consegnare. È il momento in cui smetti di avere l’AI che entra dalla porta di servizio.
Cosa serve, in pratica
Due cose. La formazione, e la prova che l’hai fatta.
1. Una formazione calibrata
Una base uguale per tutti, breve, che spieghi cos’è davvero l’AI e cosa non è, dove finiscono i dati che ci metti dentro, e perché ogni tanto inventa risposte con la faccia sicura. Poi qualche pezzo diverso a seconda del ruolo: chi scrive, chi vende, chi gestisce persone, chi decide. Concreta, con esempi presi dal lavoro vero.
2. La traccia
Un attestato di partecipazione per chi ha fatto la formazione, e un registro che dice chi, quando, su cosa. Non è burocrazia fine a se stessa: è la cosa che ti mette al riparo. Se la formazione è la sostanza, il registro è la ricevuta.
Fatte queste due cose, hai coperto quello che l’articolo 4 ti chiede oggi. Il resto è manutenzione, perché l’AI cambia in fretta e una formazione di gennaio a dicembre è già un po’ vecchia.
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Questo articolo spiega gli obblighi in modo divulgativo e non è una consulenza legale. Per decisioni che pesano, senti anche il tuo consulente di fiducia.